+ (AMICI) – (BULLI) = ALUNNI + FELICI

La storia di Flavia: dal bullismo e cyberbullismo a una serenità ritrovata

Flavia Rizza è una ragazza che è stata vittima dei bulli in rete e online, e che oggi combatte contro queste forme di violenza portando la sua storia in tutta Italia come testimonial di “Una Vita da Social”, campagna itinerante per il corretto uso di Internet della Polizia di Stato. Nella sua lettera aperta, racconta la sua esperienza e invita tutte le vittime a non chiudersi nel silenzio.

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“Sono Flavia, ho 18 anni e sono al quinto anno del liceo.
Qualche anno fa, nella Scuola Primaria, fino alla prima metà del primo liceo, sono stata bersaglio di bullismo e cyberbullismo: prima il mio bulletto e i suoi amici mi disturbavano con prese in giro sul mio aspetto fisico (piccolo dettaglio omesso: soffro tuttora di un’obesità grave, ma non è un valido motivo per prendermi in giro) oppure mi rompevano tutti i materiali di scuola come quaderni e penne.
Al passaggio alla Scuola  Media la cosa non cambiò di molto perché quel ragazzino che tanto si era abituato ad infastidirmi era nella mia stessa classe e, con l’aiuto di altri nuovi amici, per un anno buono mi disturbò non solo a parole ma anche con atti fisici quali percosse oppure bruschi spintoni in mezzo alla strada mentre passavano le automobili o per recuperare il mio zaino. Più volte ho rischiato di finire male. L’ho detto ai miei genitori che mi davano fastidio e che preferivo tornare da sola oppure che mi venissero a prendere loro sotto scuola. Loro non mi sopportavano anche perché io andavo bene a scuola e mi piaceva parlare con i professori; per loro ero una “secchiona”…
L’anno successivo si passò dal bullismo al cyberbullismo. Due mie compagne di classe, in un momento in cui io ero girata di spalle alla classe per parlare con un professore, mi hanno scattato una foto che successivamente è stata postata sui social network (nuovo dato: io non avevo alcun profilo, né un computer o un telefono in mio possesso). Una mia professoressa se ne accorse e intervenne nel minor tempo possibile. L’anno passò velocemente e in un batter d’occhio mi ritrovai catapultata in terza media e a Natale mi venne regalato un netbook da utilizzare per redigere la mia tesina dell’esame. Subito mi feci un indirizzo email e con il permesso dei miei creai un account su Skype per sentire i miei parenti e mi collegai anche con alcune mie compagne di classe. Proprio da questo account e proprio da una di quelle compagne venni a conoscenza, in primavera appena iniziata, che qualche spiritoso si spacciava per me su Facebook da chissà quanto tempo e che questo profilo parlava male di me e delle persone a cui tenevo di più. Con un bel lavoro di squadra recuperammo le chat e mio padre scrisse a questo profilo di eliminarsi entro un certo tempo.

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Il settembre successivo iniziai il primo liceo nella scuola che tuttora frequento e verso la fine del mese spuntò un nuovo profilo che, pur avendomi creato altrettanti problemi dal punto di vista sociale, scomparve nel giro di un paio di giorni.
Trascorsi quegli anni cercando di non far notare che stavo male, io avevo bisogno di una mano perché pensavo di essere sbagliata; piansi tantissimo e molto spesso. Ringrazio i miei genitori e tutti quelli che mi hanno teso una mano per risollevarmi sempre. Adesso ho i miei buoni amici degli scout e della scuola di teatro e la mia famiglia, la mia realtà scolastica (e parlo ancora con i prof…). Oggi vado in giro per l’Italia con la Polizia di Stato per raccontare la mia storia di ragazza vittima che ha parlato con qualcuno per farsi aiutare. Non vi dico che sia facile perché direi una bugia, il mio consiglio è quello di parlare. Parlate se subite bullismo o cyberbullismo oppure parlate se assistete o siete a conoscenza di questi atti. Io oggi non ho più paura dei miei bulli e sto bene per il semplice fatto di essere unica e irripetibile come ognuno di voi”.